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Apple e TIM hanno firmato l'accordo per la distribuzione dell'iPhone in Italia.
Lo scrive oggi Repubblica, che aggiunge dettagli interessanti. Per lo sbarco in Italia, infatti, sembra che Steve Jobs abbia accettato di modificare le condizioni, rinunciando all'accordo in esclusiva e al revenue sharing con l'operatore telefonico. Se tutto fosse confermato, sarebbe una piccola rivoluzione nel modo in cui l'iPhone viene proposto.
L'accordo sarebbe stato firmato da Franco Benabè e Steve Jobs, dopo un lungo lavoro preparatorio svolto da Luca Luciani, il numero uno di Tim (sì, quello di Waterloo).
Repubblica aggiunge che sul mercato italiano non arriveranno i vecchi iPhone 2G ma si inizierà subito con i modelli 3G: degli iPhone Umts che sfrutteranno al meglio il forte sviluppo delle reti mobili italiane a banda larga.
Niente revenue sharing, si diceva, ma un prezzo d'acquisto più alto, che per il momento non si conosce.
Telecom Italia non avrà l'esclusiva, ma solo un vantaggio di alcuni mesi. TIM però parte avvantagiata rispetto a Vodafone o H3G, che avrebbero bisogno di diversi mesi per essere pronti a integrare nelle loro reti l'iPhone.
La rinuncia al revenue sharing suggerisce interessanti considerazioni.
Come mai Apple rinuncia al revenue sharing, e come mai proprio a partire dall'Italia? Come spiega l'autore del pezzo di Repubblica, Stefano Carli, il revenue sharing è un sistema che inizia a mostrare segni di stanchezza. Il futuro del business della telefonia mobile sarà non nel traffico voce, ma nel traffico dati, e soprattutto nei servizi a pagamento (download di musica, ma anche di news, video, di tutto e di più). Insomma, il giro d'affari della telefonia mobile crescerà, forse esploderà: ma ad aumentare non saranno le bollette telefoniche (quelle da cui Apple "pesca" il revenue sharing), bensì le spese sostenute presso i fornitori di servizi online.