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Apple, cattiva e vincente

Enrico Lotti avatar Sabato 19 Aprile 2008, 08:00 in Personaggi di Enrico Lotti
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Leander Kahney, redattore di Wired e curatore del blog Cult of Mac, ha scritto un interessante articolo su Apple e sulla sua politica aziendale.
La tesi, in estrema sintesi: uno dei segreti del successo di Apple è che è un'azienda "cattiva".

Apple fa ottimi prodotti e, da alcuni anni a questa parte, ha ottenuto un indubbio successo commerciale.
Ma non è proprio un ambientino ideale per lavorarci, come testimonia una ricchissima aneddotica sugli atteggiamenti dispotici e umorali di Steve Jobs. Ma, a quanto pare, la cattiveria paga.

Apple è cattiva, è il succo dell'articolo di Khaney, tratta i suoi dipendenti come i padroni delle ferriere di un tempo, è gelosissima dei suoi segreti e obbliga i suoi utenti a rimanere in ambienti chiusi e proprietari... Tutto l'opposto di una società come Google, famosa per essere un ambiente di lavoro ideale, con i suoi servizi di nursery e massaggi per i dipendenti, gli orari molto elastici e gli aperti incentivi a perseguire anche progetti personali durante l'orario di lavoro...

Google è, per certi versi, il punto più alto di un pensiero economico e manageriale che, nel corso dei decenni, ha sempre sostenuto l'importanza che le decisioni venissero prese da gruppi sempre più ampii - dai responsabili di divisione ai capireparto, fino al coinvolgimento diretto degli stessi lavoratori.
E la Silicon Valley è sempre stata terra fertile per queste teorie; sin dagli anni ‘40, Bill Hewlett e David Packard sostennero con convinzione l'idea che i dirigenti dovessero comunicare con i loro dipendenti in maniera aperta e informale, dialogando e delegando.

Steve Jobs, al contrario, è un super-accentratore. Nessun progetto va avanti senza il suo controllo personale, che è scrupoloso, fino alla maniacalità. Steve Jobs vuole avere l'ultima parola su tutto: dal numero di viti sul pannello posteriore di un portatile alla curvatura dei bordi del monitor. "Da Cupertino non esce pixel che Steve non voglia", potrenmmo riassumere.
E se in tante altre aziende della Silicon Valley prediligono la carota, a Cupertino va di moda il bastone; nessuno può dirsi al riparo dalle sfuriate di Steve Jobs, e anche chi oggi gode dei suoi favori domani può venire preso (quasi letteralmente) a pedate nel sedere, e licenziato da un giorno all'altro.

Eppure, i dipendenti restano fedeli alla Apple e a Steve Jobs personalmente. Merito del suo carisma? C'è chi dice che sia un grande motivatore, capace di far sentire ai suoi collaboratori che anche un incarico come riprogettare un alimentatore possa essere una missione divina...
Andy Hertzfeld, uno dei principali realizzatori del primo System, ha dichiarato che Jobs era capace di trasmettere ai suoi uomini uno "zelo messianico". E dal momento che è così difficile ottenere l'approvazione di Jobs, i dipendenti di Apple fanno grandi sforzi per guadagnarsela.
In Cupertino, l'innovazione non arriva coccolando i dipendenti e accogliendo ogni proposta e ogni idea buttata lì in qualche brain-storming. Al contrario, sentendo certi racconti si apprende di collaboratori strigliati da Jobs fino alle lacrime, ridotti sull'orlo dell'esaurimento nervoso, licenziati dopo uno scambio di battute in ascensore... Un ambientino terrificante, mi verrebbe da dire, in cui ognuno è sempre sull'ottovolante, sottoposto a pressioni (apparentemente) insopportabili. Il tutto in un clima di segretezza assoluta, che spesso rasenta la paranoia...
Ma, spesso, proprio queste condizioni riescono a trarre il massimo risultato da ciascuna delle persone coinvolte in un progetto; un po' come una squadra di calcio ridotta a giocare in 10, nei tempi supplementari, contro un'avversaria più forte, e che proprio nella situazione disperata trova il modo di tirar fuori energie e risorse inattese e insospettate.

E tutto questo in un ambiente in cui la leadership di Steve Jobs rasenta la dittatura: individualista sino al solipsismo, testardo nel difendere giudizi e pregiudizi.
Khaney (che è autore di "Inside Steve's Brain", approfondita monografia dedicata a Steve Jobs pubblicata qualche settimana fa dalla Penguin Books) analizza lo stile di gestione di Apple con molte testimonianze dirette: vi consiglio la lettura completa del suo articolo (in inglese, piuttosto lungo) di grande interesse.

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